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Il Paramento Civran

Negli anni 1675-1682 l'altare maggiore della Cattedrale, opera eseguita nel 1535 su commissione del giureconsulto vicentino Aurelio Dall'Acqua, da due artisti della locale ed affermata Bottega di Pedemuro, fu affiancato e solennizzato dalle ali del grande Paramento Civran.
La splendida fascia architettonica in stucco e marmorino fu commissionata dal vescovo Giuseppe Civran a Bernardino Belladonna a incorniciare dodici grandi tele di sette artisti fra i più rappresentativi maestri della seconda metà del Seicento Veneto. Dopo i gravi danneggiamenti subiti durante la guerra e una prima parziale ricostruzione, esso risulta oggi integralmente ripristinato nella sua originaria fisionomia, lungo tutta la parte inferiore dell'abside. I dipinti si ispirano alle storie della vera Croce in onore del frammento del santo legno custodito in un prezioso reliquiario d'argento al centro dell'altare.
Tema dominante è il trionfo della croce che guida l'uomo alla salvezza. Il percorso si articola in tre momenti: inizia dalla Croce "attesa" nell'Antico Testamento, con cinque episodi che prefigurano il segno salvifico, culmina con le due tele dell'Annunciazione, poste ai lati dell'altare, che raccordano il tema veterotestamentario della salvezza "figurata" con quello della salvezza realizzata, o meglio annunciata ed incarnata in Maria, e prosegue con gli episodi della Leggenda della vera Croce, narrati da Jacopo da Varagine e reinterpretati dal gusto e dalla sensibilità barocca.
Procedendo da sinistra a destra, s'incontrano:

  • Mosè sostenuto nella preghiera, attribuita a G. B. Minorelli pittore padovano del sec. XVII;
  • Il serpente di bronzo, di Bartolomeo Cittadella (1636-1709), in cui il segno salvifico del serpente che libera gli Ebrei dalla peste, richiama la Croce di Cristo che libera dal peccato;
  • il Sacrificio di Noè, di Pietro Liberi (1614-1687) che raffigura l'ira divina placata e prefigura la nuova alleanza che il sacrificio di Cristo andrà a sigillare;
  • il Sogno di Giacobbe, attribuito a Gianbattista Volpato (1633-1707), che interpreta la scala su cui salivano e scendevano gli angeli come simbolo della Croce, ponte gettato tra cielo e terra dal Verbo incarnato;
  • il Passaggio del Mar Rosso, di Antonio Zanchi (1631-1722), ove si legge la salvezza di Israele guidato da Mosè con il bastone alzato, e la gloria del Signore, contro il faraone, i suoi carri e i suoi guerrieri;
  • le due tele dell'Annunciazione, sempre dello Zanchi;
  • l'Apparizione della Croce a Costantino, ancora di Zanchi, che perde la dimensione del sogno e diventa miracolo a cui l'imperatore assiste assieme ai soldati;
  • la Vittoria su Massenzio, opera di Bartolomeo Cittadella (1636-1709), che sottolinea la forza del segno in nome del quale combatte Costantino;
  • il Miracolo della vera Croce, attribuito al Minorelli, che narra il rinvenimento del santo legno da parte di Elena;
  • Eraclio si accinge a portare la Croce, di Andrea Celesti (1637-1706), che rappresenta l'imperatore diventato poi il custode delle sacre reliquie;
  • San Luigi, re di Francia, dona la reliquia al vescovo Bartolomeo da Breganze, di Giovanni Carboncino (attestato tra il 1672 e il 1692), che conclude il racconto con il passaggio della reliquia dalla Francia, ove era giunta proprio grazie all'imperatore d'Oriente, a Vicenza, portata per mano del vescovo Bartolomeo.

Il paramento è coronato e impreziosito da una balaustra con sopra dieci angeli lignei, alcuni di Orazio Marinali e bottega, recanti gli strumenti della Passione.

Il Paramento Civran e l'Altare Dall'Acqua sono stati restaurati con il contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona.

Testo: dott. Michela Fantin (Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza)

Indirizzo: piazza Duomo - tel. 0444 325007

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