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Battistero e fonte battesimale

Cattedrale: approfondimento liturgico

La chiesa cattedrale prende il suo nome dall'essere sede della cattedra episcopale. Per Vicenza il primo vescovo storicamente attestato è Oronzio, che nel 589-591 d.C., partecipò al Concilio di Marano. E' da ritenere comunque che un vescovo nella cui diocesi esistevano due importanti basiliche non poteva assentarsi senza essere nelle condizioni di farle officiare e gestire da qualcuno; ciò indica la presenza di un corpo ecclesiastico regolarmente costituito almeno dal IV secolo e presuppone che la città fosse sede episcopale già da tempo.
In origine la definizione di chiesa come cattedrale si riferiva anche e necessariamente alla presenza di un battistero: un luogo appositamente costruito, dove il vescovo amministrava il sacramento del battesimo, rito che nei primi tempi del Cristianesimo era di sua esclusiva pertinenza. All'incirca per tutto l'alto medioevo nell'ambito cittadino la cattedrale era l'unica "ecclesia baptismalis", cui dovevano fare riferimento anche tutti gli abitanti delle chiese rurali. La celebrazione battesimale, sostenuta da una lunga preparazione intensificata e solennizzata nei quaranta giorni precedenti l'ammissione al sacramento, era seguita dal breve rito della confermazione e quindi dalla comunione. I due poli liturgici erano perciò il battistero e l'altare della chiesa, luoghi separati che permettevano al neofita adulto di ricevere la catechesi e il battesimo nel primo e poi, in processione, essere accolto nell'ecclesia per la celebrazione eucaristica. Soltanto con il passaggio al battesimo dei bambini, che non potevano seguire la catechesi, l'esigenza del battistero come luogo separato decade e il fonte battesimale diventa parte della basilica, collocato in un ambiente laterale rispetto alla navata centrale.
Per l'originaria Cattedrale vicentina non si può affermare con certezza che vi sia stato un edificio con tale funzione. Solo nel 1264 i documenti danno notizia di un progetto cittadino relativo ad un battistero, per la cui costruzione il Comune di Vicenza, col consenso del suo vescovo, stabiliva di rendere disponibile l'area attigua alla Cattedrale. L'iniziativa nasceva nel periodo immediatamente successivo alla cessata tirannide di Ezzelino III da Romano (  1259), nel contesto di un fervore cittadino ispirato dalla riacquistata libertà. Sotto la guida del vescovo domenicano Bartolomeo detto da Breganze la città risorgeva sia dal punto di vista edilizio che religioso e nello stesso anno venivano gettate le fondamenta di un altro importantissimo tempio cristiano: la chiesa di Santa Corona. Il battistero però non fu realizzato, anche per la repentina perdita di autonomia di Vicenza, caduta alla fine del XIII secolo sotto la dominazione padovana dei Carraresi.
Sembra che i Vicentini abbiano supplito a questa mancanza adottando come fonte battesimale un manufatto d'epoca longobarda, una vasca lapidea di abbeveraggio ("lavellum") dotata di una sponda da pozzo, fatta costruire dal gastaldo "Radoald". Essa fu collocata nella cappella di S. Giovanni Battista e servì da fonte almeno fino al sec. XIX. Giudicato indecoroso, nel 1824 il fonte fu sostituito da un nuovo manufatto, opera dei fratelli tagliapietre Sguarise su disegno del bassanese Antonio Bernati. Sul coperchio presenta una piccola statua del Battista di Girolamo Albanese (sec. XVII). Successivamente il battistero fu spostato dalla cappella di S. Giovanni Battista a quella di S. Giustina o Da Schio e qui fu definitivamente collocata la nuova opera assieme al fonte progenitore.

Testo: dott. Michela Fantin (Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza)


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