La Via Crucis
Santuario di Santa Maria della Pieve di Chiampo: approfondimento liturgico
Si lega all'esperienza dei pellegrini di Gerusalemme, che ripercorrevano le strade seguite da Cristo nella sua passione, la processione del popolo cristiano durante il Venerdì Santo: un percorso meditativo e spirituale a stazioni, che corrispondono agli eventi più significativi del mistero doloroso. La Via Crucis, nasce in Occidente intorno al XV secolo, solo più tardi sarà fissata in quattordici tappe, raffiguranti il cammino percorso da Cristo, dalla condanna alla morte di Croce. Sentita spesso come insufficiente a dare ragione della pienezza del messaggio glorioso le si aggiunge una quindicesima stazione che risolve il dramma della vita umana, sempre segnata dalla finitezza, nel momento della Resurrezione.
La chiesa della Madonna della Pieve di Chiampo, conserva una notevole rappresentazione statuaria in bronzo della "via dolorosa", a grandezza naturale, realizzata nel 1989 su progetto di F. Zecchin, dall'opera di sette scultori. Il percorso si snoda entro un parco botanico, in una cornice di alberi pregiati e simbolici, come il cedro dell'Himalaia, quello del Libano, l'ulivo o il cipresso, dove sono stati sapientemente collocati anche dei massi geologici e stalattiti giganti, a creare un'architettura ambientale fuori del tempo ordinario, che sottolinea il tema centrale del sacro. La rappresentazione statuaria si apre con una scultura di introduzione raffigurante S. Francesco che riceve le stimmate; alle sue spalle Cristo, nelle vesti di un serafino alato, si fonde con la figura del Santo, e insieme, si propongono come guide spirituali del cammino. Seguono poi le quattordici stazioni tradizionali, ognuna nascosta alla vista dell'altra, per amplificarne la suggestione, e tutte collegate in un unico percorso che culmina proprio con la Resurrezione. Le donne, ammaliate e stupite dall'Angelo, sono le prime testimoni dell'avverarsi del mistero pasquale. La figura alata che aveva aperto il percorso ora lo conclude e accompagna i visitatori all'entrata della Grotta, fedele riproduzione di quella di Lourdes.
Testo: dott. Michela Fantin (Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza) |